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Roma capovolta: l’informazione dal basso…

Archive for the ‘lavoro’ Category

Lavoratori Vynilis a Roma, l’isola si è attaccata alla terra

di Vittorio Bonanni

Non hanno perso la speranza le tute blu del Petrolchimico di Porto Torres che vivono da quasi cinque mesi “reclusi” nell’ex carcere di massima sicurezza dell’Asinara. Oggi è previsto un sit in a Roma davanti a Palazzo Chigi dalle 15 alle 17 e venerdì prossimo ci sarà un altro incontro al ministero per lo Sviluppo economico con i sindacati nazionali e di categoria, i sindaci del Pd che governano Sassari e Porto Torres e forse, vicende giudiziarie personali permettendo, il presidente della regione Sardegna Ugo Cappellacci. In gioco è il futuro del petrolchimico in Italia. Come è noto un po’ tutti i cassaintegrati Vinyls rischiano di non avere prospettive tanto che con i sardi ci saranno anche i lavoratori di Marghera e Ravenna. Il punto della situazione lo fa Alberto Morselli della Cgil: «Nessuno finora ha mantenuto gli impegni presi con le istituzioni, con i lavoratori, con i sindacati. E la crisi rischia di degenerare. Gli impianti di Marghera, Porto Torres e Ravenna (che danno lavoro a oltre 500 addetti, più altri 200 dell’indotto) sono ancora fermi a 9 mesi di distanza dagli accordi sottoscritti al ministero del lavoro il 1° dicembre 2009 e prima ancora, il 12 novembre, al ministero dello Sviluppo economico.

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luglio 20, 2010 at 4:20 pm

Pubblicato su lavoro

Fiom, Assemblea aperta sotto Montecitorio per la consegna della proposta di legge

Centomila firme raccolte in pochi mesi, hanno permesso la consegna prima della scadenza della proposta di legge d’iniziativa popolare su democrazia e rappresentanza sindacale. Questa mattina sotto il parlamento la consegna, a cui hanno partecipato tutte le forze di opposizione della sinistra

di Anna Maria Bruni

Neanche il caldo torrido può fermare la Fiom. E questa mattina, nonostante il piccolo gazebo non bastasse a fare ombra agli oratori, il comitato centrale aperto guidato dal neosegretario generale Maurizio Landini, organizzato in piazza Montecitorio in occasione della consegna alla Camera delle oltre centomila firme che promuovono la proposta di legge di iniziativa popolare su rappresentanza e democrazia sindacale, è riuscito in pieno. Alcune centinaia fra delegati, sindacalisti e militanti, sono scesi in piazza per sostenere il sindacato che si è battuto per i diritti dei lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco, accanto ai quali non era tempo di rimandare la consegna delle firme per promuovere una legge proprio sulla democrazia sindacale. Ma molti sono i meriti del sindacato delle tute blu nella resistenza alla deriva autoritaria del nostro paese. E fra questi va ascritto il consenso praticamente di tutta la sinistra, parlamentare ed extra, incassato questa mattina all’iniziativa.

Cominciando dal Pd, presente con il responsabile economico Stefano Fassina. Ill partito di Bersani evidentemente non può sottrarsi alla necessità di attuare quell’articolo della Costituzione che parla di maggiore rappresentatività, di cui questa proposta di legge definisce i criteri. Anche il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro ha preso la parola per sottolineare la condivisione nel “metodo e nel merito di questa proposta che – ha detto – faremo nostra in Parlamento”. Presenti anche il segretario del Prc Paolo Ferrero e il portavoce della Federazione Cesare Salvi, che ha condiviso “integralmente la proposta e la battaglia della Fiom per portare la democrazia nei luoghi di lavoro – ha detto l’ex ministro – perché siano i lavoratori e non il padrone e il Governo a decidere chi li rappresenta, a decidere con referendum sugli accordi che li riguardano”. Salvi ha voluto ricordare “la straordinaria risposta della classe operaia di Pomigliano, a difesa dei propri diritti e della propria dignità” e “l’indispensabile battaglia della Fiom per difendere e anzi rilanciare i principi democratici della nostra Costituzione, oggi attaccati da Governo e Confindustria”. Roberto Musacchio, esponente di Sinistra Ecologia e Libertà, ha sottolineato come “chi ha a cuore i diritti e la dignità non può non essere con voi”, e Franco Turigliatto di Sinistra Critica e Marco Ferrando del Partito comunista dei lavoratori, hanno posto l’accento sul carattere di classe della deriva autoritaria nel nostro paese, e come la Fiom sia stata capace di tenere la barra a dritta unendo diritti e democrazia. Nel corso della mattinata è stato anche letto un messaggio di Fausto Bertinotti, il quale ritiene “giusta e necessaria la campagna per la raccolta di firme a sostegno di una legge che si propone di colmare un vuoto intollerabile, un buco nero nel quale scompare sistematicamente ogni giorno un pezzo vitale della democrazia del Paese”.

Accanto ai rappresentanti politici, anche il giurista che ha lavorato con la Fiom alla stesura della proposta di legge, che è intervenuto spiegandone i punti salienti, tra i quali il superamento dell’accordo patrizio del 33% per tornare al proporzionale puro, la soglia del 3 per cento sul dato nazionale per la presentazione delle liste e del 5 per cento per sedere al tavolo di contrattazione, il referendum con gestione organizzazione e verifiche certificate, su tutti gli accordi che riguardano i lavoratori. Presente anche il costituzionalista Gianni Ferrara, che ha voluto ringraziare con grande passione i lavoratori Fiom che non hanno ceduto al ricatto dell’azienda, “incarnando così la Costituzione della Repubblica, facendone uno strumento di lotta”. All’assemblea erano presenti anche Nello, delegato di Pomigliano, intervenuto per ribadire il senso della scelta del voto, che si lega a filo doppio con questa proposta di legge perché “diritti e lavoro devono marciare insieme”, e Gianni Seccia, delegato Eutelia, i cui lavoratori sono in sciopero della fame a staffetta da una decina di giorni, fermi sotto Montecitorio, con il loro striscione che è la sintesi della violenza dell’operato dei padroni nella vicenda Eutelia: “digiuno, perché sono ciò che mangio”. 900 di loro si sono costituiti parte civile nel processo in corso ad Arezzo, ha ricordato il delegato, non solo a buon diritto per recuperare un anno e mezzo di stipendi mai dati, ma anche per far valere l’articolo 41 della Costituzione, che sottopone l’operato delle imprese all’utilità sociale.

“Ci auguriamo – ha detto Landini – che rapidamente il Parlamento discuta di questa legge oppure dica che la strada sia quella dell’accordo separato”. Ma non è la strada battuta dalla Fiom, anzi, ha detto il neosegretario, questa proposta va proprio nella direzione opposta di “riaprire un percorso unitario, che – ha sottolineato il leader sindacale – deve però ripartire dalla base, dai luoghi di lavoro”, per essere reale.

La mobilitazione della Fiom non si ferma qui. Il sindacato delle tute blu tornerà in piazza contro il governo intorno al 20-25 luglio dopo aver costruito una mobilitazione itinerante al via dalla prossima settimana, attraverso le proprie strutture territoriali. Obiettivo, impedire che attraverso il collegato lavoro venga promosso l’arbitrato che dovrebbe sostituire l’articolo 18, già stigmatizzato dal Presidente della

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luglio 5, 2010 at 6:29 pm

Pubblicato su lavoro

Sciopero Cgil e sindacati di base. Un milione in piazza

manifestazione Cgil Usb 25 giugno 2010
– Roma, 25 giu. – Oltre un milione di ‘soliti noti’, fatti di lavoratori e cittadini, sono scesi in piazza oggi per protestare contro una manovra economica ‘ingiusta, iniqua e depressiva’. Questo il bilancio dello sciopero generale indetto dalla Cgil (di almeno quattro ore per i settori privati e per l’intera giornata per il settore pubblico) contro la manovra economica e caratterizzato dalle parole d’ordine ‘Tutto sulle nostre spalle’ al termine della giornata di mobilitazione. “Un dato oltre le aspettative che dimostra come il nostro non sia rassegnato”, cosi’ ha commentato il dato di partecipazione, nelle centinaia di manifestazioni che si sono svolte in tutta Italia oggi, la vice segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, che ha parlato anche di ‘adesioni massicce’ allo sciopero e di uno ‘straordinario’ successo della mobilitazione.

“Straordinaria” la partecipazione dei lavoratori alle manifestazioni che sono svolte in tutta Italia, ad Fanno di Liguria (esclusa la provincia di La Spezia), Toscana e Piemonte che effettueranno lo sciopero e le manifestazioni il 2 luglio.

A Bologna si sono contate 100mila persone, mentre a Milano cosi’ come a Napoli erano in 70 mila i manifestanti. Oltre 40 mila le presenze al corteo di Roma, 25 mila a Palermo e 20mila a L’Aquila. Ancora, 10mila a Trieste, a Cagliari e a Bari, 5mila a La Spezia. Importante inoltre la partecipazione dei lavoratori alle diverse manifestazioni che su, tutto il territorio nazionale si sono svolte a carattere provinciale: nel solo Veneto, infatti, la CGIL ha portato nelle diverse piazze circa 80 mila lavoratori. In Calabria si e’ registrata una partecipazione di oltre 10mila presenze alle diverse manifestazioni che si sono tenute nelle province e nei territori della regione, con una presenza importante a Cosenza e Reggio Calabria.

Straordinaria anche la partecipazione degli studenti (Udu, Link, Rete e Uds) alle manifestazioni di oggi, In migliaia hanno partecipato, nonostante il periodo di chiusura delle scuole e di sessioni di esame, alle manifestazioni per protestare contro gli effetti della manovra sulla qualita’ della scuola e dell’universita’ pubblica. “Molto alte” su tutto il territorio nazionale le adesioni allo sciopero nel settore dei trasporti. Solo a Fiumicino si sono contati circa 86 voli annullati, al netto delle cancellazioni e riprogrammazioni da parte delle compagnie. La Filt Cgil ha fatto inoltre sapere che sono state alte anche le adesioni nel trasporto pubblico locale, a Roma con la linea A della metropolitana chiusa e con circa il 50% dei bus che non hanno circolato. Anche a Napoli ferma la linea della metropolitana, stop al 50% dei bus e sono ferme le attivita’ al porto.

Riflessi dello sciopero anche a Milano. Lo stop prosegue nel trasporto pubblico locale nel pomeriggio in altre citta’. Una protesta, quella del sindacato, per puntare il dito contro una correzione di bilancio che pesa sulle spalle dei ‘soliti noti’, lavoratori pubblici e privati, e che nulla chiede a chi invece dovrebbe e potrebbe dare un contributo. Ma e’ soprattutto una manovra ‘sbagliata’ perche’ riduce la crescita e non rilancia l’occupazione e l’economia. La Cgil con oggi chiede al governo una strategia per la crescita – il ‘Piano per il lavoro’ – che passi attraverso politiche per l’industria e l’occupazione; interventi a sostegno dei redditi dei lavoratori e dei pensionati e misure per i giovani, tra i piu’ colpiti dalla crisi; di rivedere i tagli alle Regioni e ai Comuni che porteranno alla diminuzione dei servizi e ad aumentare le tasse locali. Ma non si e’ protestato solo contro la manovra. Nelle piazze d’Italia si e’ manifestato anche contro la contro riforma dei diritti del lavoratori perseguita dal governo, con al centro il collegato lavoro, e anche contro la legge sulle intercettazioni: la Cgil sara’ infatti al fianco della Fnsi nella manifestazione del primo luglio indetta dal sindacato dei giornalisti contro il ddl del governo.

Da Bologna la vice segretaria generale, con funzioni vicarie, Susanna Camusso, dal palco di Piazza Maggiore, davanti ad una folla di 100mila persone giunte dai due cortei, ha rivendicato equita’ per una manovra necessaria. “Questa manovra va cambiata perche’ la pagano solo i lavoratori, gli enti locali e i cittadini” mentre al contrario “bisogna chiedere a chi piu’ ha di contribuire in base alle proprie risorse”. Secondo Camusso c’e’ bisogno di una manovra che non sia depressiva ma che guardi all’ occupazione e alla possibilita’ di rilanciare l’economia” e che sia “equa” e che “guardi al futuro”. E a chi le riportava le parole di esponenti del governo, e non solo, di una ‘Cgil isolata’, Camusso concisa e efficace ha risposto: “Basterebbe guardarsi intorno…” indicando la massiccia partecipazione alla manifestazione di Bologna.(Agi)

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giugno 25, 2010 at 4:57 pm

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Eutelia ancora in piazza contro il muro di gomma

Corteo dei lavoratori Agile-Euteliadi Anna Maria Bruni

Ancora a Piazza Montecitorio, contro l’invisibilità che li circonda, e in sostegno del lavoratore da 3 giorni in sciopero della fame. Ieri i lavoratori Agile-Eutelia sono tornati in piazza per denunciare l’immobilismo del governo dopo gli impegni presi fin dallo scorso dicembre dal sottosegretario Letta in persona. Dal 20 aprile scorso il gruppo Agile è in amministrazione controllata, ma questo non ha sbloccato né produzione né fondi per risarcire i lavoratori di ormai quasi un anno di mancati stipendi. “Digiuno perché sono ciò che mangio”, si leggeva su uno striscione appeso al camper che accompagnava il corteo, per ricordare che la protesta è arrivata allo sciopero della fame di uno di loro. L’intervento giudiziario col quale la fabbrica è stata commissariata era stato salutato da Fabrizio Potetti, coordinatore nazionale del gruppo per la Fiom-Cgil, come “l’unico strumento utile per ragionare sul futuro di tutti i lavoratori e dell’azienda”. Si trattava infatti di provare a recuperare il tempo perso, e il passaggio dell’azienda in amministrazione controllata era stato ritenuto fondamentale proprio nell’ottica di riprendere il confronto istituzionale sulla base del progetto industriale presentato dai lavoratori. Tanto è vero che il sindacato chiese alla presidenza del Consiglio di convocare nel più breve tempo possibile un tavolo per discutere di commesse pubbliche, clienti persi e sostegno al reddito dei lavoratori.

Ma da aprile, tutto si è di nuovo fermato. Così ieri i lavoratori dell’ex Eutelia si sono ritrovati ancora in piazza, a Roma, per rivendicare il rispetto degli impegni, denunciare le pastoie che sembrano ingoiare qualsiasi inziativa, e nelle quali anche i sindacati sembrano muoversi poco e male. Il sospetto che, come per l’Innse di Lambrate, dietro questa storia si celino troppi interessi capaci di accumunare imprenditoria e politica, è forte. I lavoratori lo sanno, e per questo non intendono mollare, anche nella denuncia, sulla quale hanno scritto un dossier leggibile su http://collettivolavoratorigetronix.blogspot.com/.
Ier in piazza anche il leader dell’Idv Antonio di Pietro ha portato la sua solidarietà. “La proprietà è fuori gioco e per questo è necessario che la presidenza del Consiglio – ha detto – sede istituzionalmente deputata a farlo, individui una prospettiva industriale per il gruppo e i lavoratori coinvolti, rispettando gli impegni presi ma tutt’oggi disattesi. Nessun atteggiamento dilatorio – ha concluso Di Pietro – da parte del Governo risulterebbe a questo punto comprensibile”. La risposta del governo non si è fatta attendere, per quanto abbia in seguito suscitato polemiche: “Sulla vicenda della ex Eutelia – ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Aldo Brancher, rispondendo alla Camera ad una interpellanza urgente presentata sempre ieri dal Pd – è intenzione del Governo avviare, successivamente alla pronuncia dell’autorità giudiziaria, ogni possibile attività di sostegno che possa ridurre la situazione di grave disagio in cui versano i lavoratori. Le possibili iniziative future – ha aggiunto – saranno definite sulla base della decisione che la magistratura assumerà e che potrebbe sostanziarsi nell’ammissione di Eutelia alla procedura di amministrazione straordinaria ex legge Prodi, per dare continuità all’azienda, ovvero nel caso fosse deciso di dichiararne il fallimento”.

Una posizione che ha suscitato la dura replica in aula di Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Pd: “I lavoratori – ha polemizzato rivolgendosi direttamente a Brancher – non si accontenteranno di quello che lei ci ha raccontato. Ma lei immagini: noi torniamo da loro per dire cosa? Che il Governo non ha nessuna intenzione, se non dopo che la via giudiziaria abbia concluso il suo iter, di prendere in considerazione la possibilità di un incontro?”. Il Pd ha perciò chiesto al governo di fissare formalmente una data per un incontro presso la Presidenza del Consiglio “per onorare gli impegni che avete preso con questi lavoratori”. Il Presidente della Camera ha però deciso di non rimandare: “Fini ha espresso la propria solidarietà e ha auspicato che il lavoratore della azienda, attualmente impegnato in uno sciopero della fame da tre giorni, desista immediatamente da tale forma di protesta. Fini ha inoltre comunicato che, nei limiti delle attribuzioni istituzionali spettanti alla presidenza della Camera, si attiverà presso il governo affinché, dopo il commissariamento dell’azienda già deciso dalla magistratura, venga quanto prima individuata una soluzione positiva a tale vertenza”.

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giugno 18, 2010 at 8:53 am

Pubblicato su lavoro

sciopero precettato alla ri.rei.

with one comment

di Daniele Nalbone
da Liberazione del 14 Febbraio 2009
Precettato lo sciopero dei lavoratori del consorzio Ri.Rei. del centro di via Sbricoli a Roma. «Continuano gli attacchi contro gli operatori delle residenze sanitario-assistenziali ex Anni Verdi che non si allineano alla malagestione del Consorzio» commenta Pio Congi di RdB. «La precettazione si è abbattuta sui lavoratori nella tarda serata di giovedì contro tutte le norme sindacali e dietro minaccia di licenziamento». Per questo gli operatori degli altri cinque centri del consorzio Ri.Rei. della provincia che hanno scioperato ieri hanno deciso di andare a portare la propria solidarietà ai colleghi manifestando fuori dal centro di via Sbricoli.
Le vessazioni agli operatori della ex Anni Verdi vanno avanti, ormai, da oltre due anni: in alcuni casi si tratta di vero e proprio mobbing, in altri di “semplici” ricatti contro chi non accetta di far parte di un sistema «marcio, per non dire delinquenziale». Leggi il seguito di questo post »

comunicato stampa RdB- Cub: precari in piazza contro il furto di futuro!

PRESIDIO DEI PRECARI DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI                       

MERCOLEDì 18 FEBBRAIO – ROMA PALAZZO MADAMA- CORSIA AGONALE ORE 9:30

Mercoledì 18 febbraio i precari delle Pubbliche Amministrazioni insieme alla RdB-CUB presidieranno Palazzo Madama, mentre le Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro del Senato si accingono ad esaminare un ennesimo provvedimento che andrà a colpire i lavoratori precari.“Se verrà approvato anche dal Senato, il DDL A.S. 1167, ed in particolare l’art.7, sancirà l’abrogazione di tutte le norme di stabilizzazione del precariato e il blocco di fatto anche dei processi di stabilizzazione avviati e faticosamente conquistati con le mobilitazioni di questi ultimi anni”, chiarisce Cristiano Fiorentini, della Direzione nazionale RdB-CUB P.I.  “La conseguenza immediata sarà la cancellazione di qualsiasi prospettiva, certezza, diritto e futuro, per centinaia di migliaia di precari presenti in tutta le P.A., con il rischio concreto che questi lavoratori vengano espulsi dai posti di lavoro dove operano da anni, consentendo alle Amministrazioni e agli Enti di funzionare e di svolgere il proprio compito istituzionale”. Leggi il seguito di questo post »

Carrefour caccia 116 lavoratori

da Liberazione dell’8 febbraio 2009

Filcams Lazio contro la multinazionale: nel comparto potrebbe essere solo l’inizio

di Serena Salucci

carrefour-presidio-lavoratori«Le lettere sono arrivate il 12 gennaio, le ha ritirate mia moglie appena tornata dal lavoro: licenziati tutti e due», così la racconta Michele, che si è ritrovato, dopo 17 anni di lavoro, ex dipendente della filiale Carrefour della Romanina, nella periferia Est della capitale. Tra i 116 messi in mobilità dall’azienda, c’è anche sua moglie Franca, assunta a tempo indeterminato nel 2001, dopo anni di sostituzioni stagionali e maternità. Destino beffardo il loro, non meno di quello dei loro colleghi riuniti anche ieri mattina in presidio davanti al supermercato.
La loro vicenda inizia qualche mese fa, quando la Carrefour dispone la chiusura di uno dei due piani del punto vendita, un ridimensionamento dovuto alla crisi delle vendite, dicono. Leggi il seguito di questo post »

Written by Redazione

febbraio 11, 2009 at 1:24 pm