LIBERAROMA

Roma capovolta: l’informazione dal basso…

Archive for the ‘scuola’ Category

Precari, docenti, Ata, genitori. La scuola è sul piede di guerra

Contro i tagli di organici e fondi che stanno distruggendo la scuola pubblica, la mobilitazione è generale. Da sud a nord si susseguono presidi davanti ai provveditorati, mentre in molti stanno adottando la protesta dei precari di Palermo. Ma neanche lo sciopero della fame smuove il ministro Gelmini. Prosegue il presidio a Montecitorio, mentre la prima manifestazione è già fissata per il 7 settembre a Milano

di Anna Maria Bruni

Dopo Eutelia per il lavoro e “il manifesto” contro i tagli e per la libertà d’informazione, è ora la volta dei precari di Palermo, per dire no al taglio dei posti di lavoro nella scuola. Hanno cominciato con lo sciopero della fame sotto il Provveditorato agli studi di Palermo per poi sbarcare a Roma, giovedì scorso, per portare la loro protesta a Montecitorio. Ed è lì che hanno intenzione di proseguire il digiuno. Ma non sono soli nella protesta che, alle porte del nuovo anno scolastico, sta per dilagare in tutta Italia. E sembra direttamente proporzionale ai tagli dell’accoppiata Gelmini-Tremonti. Ben  57.000 tra docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) nell’anno appena trascorso, mentre 41.000 sono previsti per l’anno alle porte. Quasi 100.000 posti di lavoro, con le ricadute nella perdita di qualità della scuola che si possono ben immaginare. Tagli massicci al tempo pieno – solo a Roma sono a rischio un centinaio di classi già consolidate – e circa 120.000 fra docenti e non, quei precari senza alcuna riconferma, che non parteciperanno ai collegi dei docenti previsti per il 1 settembre, per riorganizzare l’anno scolastico e distribuire le supplenze. Le scuole rischiano di non vederli neppure per l’inizio delle lezioni. E stiamo parlando di posti vacanti, corrispondenti ai docenti che vanno in pensione, per non parlare del resto. In provincia di Roma, a titolo di esempio, l’assegnazione degli incarichi è stata calendarizzata dal 2 all’8 settembre, con inizio delle lezioni per il 13. Sembra molto difficile che 8-9.000 incarichi entro quella data siano stati distribuiti, stanti le condizioni di partenza.

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agosto 31, 2010 at 10:43 am

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Scuola e formazione versus politica economica. La conoscenza rende liberi

di Anna Maria Bruni

“La lotta è dura e non ci fa paura”. Con questo slogan è tornato ancora una volta in piazza il movimento della scuola, capitanato dal coordinamento precari, che ha voluto mettere insieme tutti i pezzi della scuola in sofferenza, insegnanti, genitori studenti, personale Ata. In pieno periodo estivo, a scuole chiuse, il comparto dell’istruzione si è ritrovato sotto Montecitorio per gridare “vergogna, a una riforma che taglia i finanziamenti alla scuola pubblica: dal sostegno al tempo pieno, dalla materna alla scuola superiore”. 120mila sono tagli previsti nella famigerata legge 133 della coppia Gemini-Tremoni. Inaccettabile. Perciò circa 300 persone del Coordinamento precari scuola, insieme a Unicobas, Flc-Cgil, Rifondazione, Comunisti italiani e Idv sono ritrovati in presidio davanti a Montecitorio. Per lo più, e sorprendentemente, venuti da ogni parte d’Italia, più numerosi del coordinamento romano.

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luglio 16, 2010 at 2:56 pm

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Lavoro e diritti, giovedì presidi della scuola e della Cgil contro la manovra a Montecitorio

di Anna Maria Bruni

3.700 licenziamenti, e sono solo una parte.  In totale arriveranno a 6.800. Questo è il piano 2010-2012 annunciato da Telecom.  Dopo il regalo dei due terzi degli utili agli azionisti, e dopo essersi elargito emolumenti altissimi e bonus che fanno a cazzotti con le procedure di licenziamento, l’azienda adesso si sbizzarrisce con i lavoratori. Se nessuno la ferma. E la politica, di certo, non la ferma. Tocca ai lavoratori e al sindacato.

I lavoratori della Sielte, azienda che si occupa di telecomunicazioni, hanno protestato ieri di fronte alla Telecom di Cagliari per il ritiro della procedura di mobilità e per accorpare le vertenze aperte a Cagliari, Padova e Palermo.
Giovedì 15 luglio, la Cgil organizzerà un presidio davanti al Senato dalle ore 10, per protestare contro la manovra finanziaria da 24 miliardi che il governo si appresta a varare, che prevede solo tagli al sistema pubblico su tutti i fronti. Anche il movimento della scuola sarà in piazza per questo giovedì, proprio mentre si discute del decreto 78, collegato alla finanziaria, che taglia per tutta la vita lavorativa stipendi e pensioni, con il blocco dell’anzianità per tre anni. Ma del mondo della scuola ci saranno genitori contro il taglio delle classi di tempo pieno, gli insegnanti che si vedono levare compresenza e insegnanti di sostegno, nonché l’ac corpamento di classi e istituti, e il coordinamento precari della scuola, che fa le spese di tutto questo vedendo ingrossare vertiginosamente le proprie fila. Solo nell’anno scolastico appena finito sono 57mila gli insegnanti e Ata che finiscono fuori dal mondo della scuola, e per il prossimo anno la cifra è di poco diversa: altri 41mila tra docenti e Ata. Sul sito http://cps.135.it è possibile leggere il comunicato per il 15 luglio e loa piatttaforma, che pubblichiamo di seguito.

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luglio 13, 2010 at 3:52 pm

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Scuola, sit-in di protesta davanti al ministero. Dilaga il blocco degli scrutini

presidio scuole sotto il miur. 14 giugno 2010di Anna Maria Bruni

Scrutini bloccati nelle scuole di ogni ordine e grado. Lo sciopero proclamato dai coordinamenti autoorganizzati genitori insegnanti e dai Cobas della scuola contro i tagli di organico e fondi della manovra finanziaria sta dilagando in questi giorni, raccogliendo un successo che va “oltre ogni previsione”, dice Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei comitati di base della scuola. “La stima dei 20 mila scrutini bloccati è a questo punto per difetto”, annuncia . “In Sicilia e nel Lazio” prosegegue “siamo attorno al 50 per cento degli scrutini che si sono svolti nella giornata odierna”. Oggi e domani sono 13 le regioni che si fermano: Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio – dove le scuole hanno organizzato un presidio sotto al ministero, e poi Campania, Sicilia, Liguria, Valle d’Aosta, Friuli Venezia-Giulia, Abruzzo, Molise, Basilicata e la Provincia di Bolzano.

La settimana scorsa altre 8 regioni si erano già fermate: Emilia-Romagna, Calabria, provincia di Trento, Puglia, Marche, Veneto, Sardegna e Umbria, bloccando oltre 5 mila scrutini, a cui si aggiungono gli oltre 2 mila e 200 scrutini bloccati oggi nel Lazio, 2 mila in Sicilia e mille e 300 in Campania, ma anche 500 in Abruzzo, oltre mille in Piemonte e 750 in Liguria, secondo le stime dei Cobas della scuola. “Se consideriamo che gli scrutini si svolgeranno per tutta la settimana – spiega Bernocchi – averne bloccato migliaia solo oggi significa che circa metà dei Consigli di classe dovrà essere riconvocato”. Per avere un’idea delle cifre, bisogna inoltre considerare che dal blocco degli scrutini sono fuori le classi quinte dove sono vietati, essendo classi sottoposte ad esame.

Il successo di questi giorni segue la mobilitazione che nella scuola non si è mai fermata, e a giudicare dalle ultime assemblee, al contrario intende crescere ed unificare la protesta dei precari, degli studenti, del pubbico impiego accanto a quella per il diritto all’informazione. Minimo comune denominatore, maggiori risorse per una conoscenza di qualità. Già sabato alla manifestazione della Cgil la Flc, categoria dei lavoratori della conoscenza, ha messo insieme precari e studenti, in un corteo di 100mila persone.

I primi ad essere colpiti dalla manovra sono ovviamente i precari: dopo il taglio drastico di 57mila posti (42mila docenti e 15mila Ata) sull’anno scolastico 2009-2010, il governo ha annunciato altri 41mila posti in meno, e già da settembre 15 mila precari non sapranno più dove andare. A questa manovra “di ordinaria amministrazione”, segue quella straordinaria da 25 miliardi varata pochi giorni fa dal governo, che invece attacca pesantemente le condizioni di vita dei lavoratori stabili, e in particolare degli insegnanti. La Relazione tecnica allegata alla legge di conversione del decreto illustra tutti gli effetti sui redditi del personale della scuola: niente rinnovo del contratto, blocco degli automatismi stipendiali e pesanti ripercussioni sulle pensioni. Soltanto con il blocco degli scatti automatici (ogni 6 anni circa) sugli stipendi il governo conta di risparmiare quasi 19 miliardi di euro. Quello che alcuni sindacati hanno definito “furto legalizzato” produrrà effetti fino al 2048. Ogni addetto alla scuola, docente e no, perderà dal 2011 a fine carriera dai 29 mila ai 42 mila euro – secondo i Cobas anche fino a 65mila euro – che non potrà più recuperare e avrà una pensione ovviamente più “leggera”. E del rinnovo del contratto, scaduto al dicembre 2009, neanche l’ombra. Accanto a questo, il taglio delle classi. Solo a Roma 68 classi a tempo pieno, a cui si aggiungono le 212 richieste per il prossimo anno. Ma il presidio continua, e già quelle 68 classi sono una patata bollette che dal Ministero alla Regione non osano più tenere in mano. “La lotta paga”, dicono dal coordinamento, e “non molleremo”. Prossime iniziative già a lugllio, in concomitanza con la discussione in parlamento del decreto 78, quello che prevede i tagli sugli stipendi.

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giugno 14, 2010 at 4:22 pm

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Scuola, appuntamento lunedì 14 giugno alle 9,30 sotto il Ministero. E non è che l’inizio

Presidio delle scuole sotto il Miur a Romadi Anna Maria Bruni

Un pomeriggio alla ‘Principe di Piemonte’, scuola elementare e materna della zona S. Paolo, Roma, vale la nostalgia delle interminabili giornate passate a giocare ai “giardinetti”, il piacere degli amici, le relazioni e i gruppi che si formavano, le tante idee e avventure che solo insieme si possono realizzare. Immersa nel verde e arrampicata su una collinetta silenziosa che stacca dal caos urbano e ridefinisce uno spazio umano e di relazione, se poi camminando per raggiungere il teatro della scuola dove si terrà l’assemblea del coordinamento delle scuole di Roma, in uno spiazzo fra i tanti piccoli edifici seminasconti, si incappa in una “campana” ancora disegnata col gesso, è il massimo. Improvvisamente sai che tutto ti sta dicendo il valore della scuola, dello stare insieme, del gioco, e le modalità insostituibili di un approccio alla conoscenza per le quali il tempo pieno, la compresenza degli insegnanti, un lavoro di qualità e degnamente retribuito, attrezzature e strumenti, sono indispensabili.
Tutto ciò su cui finisce di abbattersi quest’ultima manovra finanziaria compitata da Tremonti, cominciata col ddl 112 (Dpef giugno 2008), materializzatasi per scuola, università e ricerca nel famigerato ddl 133. E tutto ciò contro cui il coordinamento genitori-insegnanti, insieme al coordinamento precari e ai Cobas della scuola non hanno mai cessato di battersi, e di nuovo ieri 11 giugno, dopo le iniziative dei giorni scorsi si sono riuniti in assemblea, per decidere insieme le prossime scadenze. E la determinazione è tanta, a giudicare dalle presenze e dalle proposte. Oltre a genitori e insegnanti della scuola ospitante c’è l’Iqbal Masik, la Fornarini, la Di Stefano, il 139° circolo, il 1° circolo Maffi, la Francesco Crispi, il 7° circolo Montessori, in rappresentanza delle scuole elementari, e poi il Mamiani, il Pasteur, il Cavour, il Plauto per le superiori, oltre ai precari Cobas e al Coordinamento precari della scuola.

Una rete che si sta allargando a macchia d’olio e che non smette di crescere e di portare risultati. Lo ripetono Federica, Francesca e Marco, genitori, lo sottolinea Piero Castello responsabile Cobas ed ex-maestro ora in pensione, ricordando le scuole presenti alle precedenti iniziative, e ancora Daniela, un’altra mamma, che ringrazia “i genitori che si sono messi in mutande durante l’ultima iniziativa sul cavalcavia a Grottarossa”.

Questo è il primo dei tre punti fondamentali emersi dall’assemblea di ieri. Lo dice Bruna, maestra alla Principe di Piemonte, che sottolinea come la lotta per il ripristino delle 68 classi di tempo pieno tagliate dal Ministero solo a Roma abbia prodotto un corto circuito fra Miur e USR, che si stanno rimpallando la decisione nel merito. Dopo la garanzia del Direttore Generale Dott. Chiappetta che le classi non sarebbero state abolite, durante il sit-in del 20 maggio scorso, la responsabile dell’URP Dott.ssa Novelli sostiene di non avere indicazioni al riguardo, mentre dal Ministero continuano a sostenere che le classi ci sono. “Devono mollare senza rimetterci la faccia”, dice Marco, un genitore, ma in ogni caso questo significa “che non molleremo noi fino a che non avremo garanzie certe”.

La consapevolezza delle capacità sviluppate nell’autoorganizzazione, in questi due anni di lotte appare piuttosto solida, così come altrettanto appare la determinazione a tutelarla. Da qui anche lo scambio sulla presenza o meno del coordinamento al tavolo aperto da Rifondazione sulla scuola, e la conclusione sulla “verifica sul campo” della reale internità al movimento. Non ci sono “né governi né opposizioni amiche”, dice Giorgio, del comitato del 49° circolo, “lo sono quando me li ritrovo nella lotta”. Il rovesciamento del senso della politica è in questa consapevolezza. “Questa è la politica – sottolinea Piero – non quella”.

Il secondo punto riguarda gli obiettivi di tutto rispetto che questa lotta si sta dando, il primo dei quali sottende gli altri, e non è solo di metodo. Riguarda la necessità di unire le lotte, dei precari, degli insegnanti, dei genitori, dei ricercatori, di tutto il pubblico impiego, e degli studenti e, dice Marco, anche la battaglia dei giornalisti. “E’ una battaglia per la conoscenza”, dice, che è il filo conduttore della difesa del tempo pieno, della ricerca e della libertà di informazione. L’adesione è totale. Mauro, un altro genitore, si sente in gioco non solo come padre ma anche come lavoratore, penalizzato da questa “macelleria sociale”su entrambi i fronti, mettendo in luce come l’obiettivo unificante non valga solo per le diverse figure sociali, ma anche perché in una stessa figura si riunifica la messa in discussione di diritti fondamentali. Il lavoro, la scuola, i servizi, la ricerca, tutto concorre a ricucire insieme uno stato sociale che questo governo sta finendo di frantumare a colpi di mannaia. E’ ancora Piero Castello a ricordarlo, indicando in particolare nel decreto 78 che sarà in discussione a luglio i tagli più pesanti, (blocco dell’anzianità per tre anni), che matureranno una perdita sostanziale per tutta la vita lavorativa e sul TFR (un lavoratore in una lettera a Liberazione calcolava 65mila euro secchi), che vanno ad aggiungersi ai tali dovuti al mancato rinnovo del contratto 2010-2013, mentre “in Germania – sottolinea Piero – vengono stanziati 12 miliardi per l’istruzione e la ricerca”.

Dunque il calendario delle iniziative è fittissimo. Comincia lunedì 14 con il sit-in sotto il Miur, in concomitanza con la giornata di sciopero nazionale del pubblico impiego indetta dai sindacati di base, e prosegue il 15. Sono le due giornate di blocco degli scrutini, che hanno già riscosso un grande successo in altre regioni come Veneto ed Emilia Romagna, ricorda Rosaria, una precaria dei Cobas, e che si devono concludere con la ritardata consegna delle schede di valutazione, o meglio ancora, propone sempre Marco, il genitore, “che i genitori”, indispensabili più che mai alla lotta, “non ritirino le schede”.

E dopo queste due giornate, cominciare a costruire, il più possibile collettivamente, dice Francesco, precario del Cps, un’iniziativa unificante per metà luglio, in concomitanza con la discussione sul decreto 78. Per questo, già il 26 o il 27 i precari si riuniranno in assemblea. Ma vanno coinvolti il più possibile i genitori, e Federica, una mamma, propone “pinne, occhialetti e piscine gonfiabili” sotto al Ministero con tutti i bambini, e ancora cartoline dalle vacanze da spedire al ministero: “non preoccupatevi, torno presto”. Per poi fare del 1 settembre, primo giorno di scuola, il primo giorno di lotta. E saldare le rivendicazioni per costruire una manifestazione nazionale. “Senza tregua”, questa è l’intenzione. Che comincia a tradursi con l’appuntamento di lunedì prossimo 14 giugno, h 9,30, sotto il Ministero della Pubblica Istruzione.

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giugno 13, 2010 at 10:56 am

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Sapienza in Onda: TREMONTI OSPITE INDESIDERATO!

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da http://www.uniriot .org

Facciamo pagare la crisi a chi l’ha prodotta! Facciamo pagare la crisi a Tremonti! Il 16 Febbraio tutt@ alla Sapienza! Ore 9,00 Piazzale della Minerva

“UN PAESE SENZA RICERCA E’ UN PAESE SENZA FUTURO”

Così ad inizio autunno il rettore della Sapienza Frati aveva solennemente dichiarato, di fronte alla folla indignata di studenti, la sua ferma contrarietà al taglio dei fondi per la ricerca e l’istruzione.
Di contro il governo sosteneva che i tagli fossero necessari per combattere quelle sacche di privilegio che si annidavano nell’università e che impedivano ai giovani studiosi meritevoli di emergere, sbandierando una fittizia crociata contro i “baroni”, contro il cancro dell’università. Dopo quelle dichiarazioni molto è cambiato.

È montata l’Onda. Al grido di “noi la crisi non la paghiamo!”, abbiamo deciso di scendere in piazza contro una condizione di precarietà diffusa e contro una legge, la 133, che distrugge l’università pubblica provocando subito drastici aumenti delle tasse (conseguenti visti i tagli di 1,5 miliardi di euro previsti dalla legge) e inasprendo i blocchi sia all’accesso che durante tutto il percorso formativo tramite numeri chiusi alla triennale e alla specialistica. Partito dalla denuncia dei processi di lunga data di dequalificazione dei saperi, di distruzione di ogni forma di diritto allo studio e dalla decisione di organizzare autonomamente la propria esperienza formativa, il movimento studentesco si è poi allargato alla rivendicazione di nuove forme di Welfare adeguate a tutte quelle figure sottoposte alle nuove tipologie di lavoro precario, che ormai ha definitivamente fagocitato l’università diventandone il modello e che noi assolutamente rifiutiamo.  Leggi il seguito di questo post »

SCUOLA: OGGI SCIOPERO GENERALE E MANIFESTAZIONE DEGLI EX LSU

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Primi risultati della mobilitazione indetta da RdB-CUB, Cobas e SdL: la Pubblica Istruzione attiva un tavolo interministeriale per reperire i fondi 2009

Oltre 400 delegati sono giunti questa mattina a Roma davanti al Ministero della Pubblica Istruzione in occasione della giornata nazionale di sciopero dei collaboratori scolastici, indetta per oggi da RdB-CUB, Cobas e SdL. Rappresentanze da tanti centri del Lazio, ma anche dalla Calabria e dalla Puglia, hanno manifestato per i circa 15.500 ex Lsu e Co.co.co che fra marzo e aprile di quest’anno rischiano di trovarsi senza  lavoro a causa dei tagli alle risorse per i servizi di pulizia e di segreteria operati dal governo. Al Ministro Gelmini chiedono di non essere messi alla porta ad un età media di cinquant’anni, senza ammortizzatori sociali e con scarsissime prospettive di ricollocazione in un mondo del lavoro già pesantemente colpito dalla crisi. Leggi il seguito di questo post »

Written by Redazione

febbraio 6, 2009 at 1:32 pm